Nuova fine o nuovo inizio
[on the air: smisurata preghiera - faber]
Ah questa volta non lo so che parola devo usare.
Inizio?
Fine?
Vaffanculo?
Propendo più per la seconda. Ma anche la terza...
E la risposta è sempre la stessa: Ma porca troia!
Ancora un cambiamento, ancora un ricominciare, ancora un prendere atto, ancora quell'insopportabile sensazione di qualcosa di grande e importante che finisce, che non sarà più, un ciclo che si chiude.
Un ciclo che mi tocca da vicino e che mi scuote.
A conti fatti e diciamo materialmente, la mia vita non subirà dei grandi cambiamenti.
Già questa estate ho avuto modo di adeguarmi a questa nuova situazione e tutto sommato non ci ero stata male.
Ma un conto sono pochi mesi, un conto è la chiusura di una situazione che sapevo perfettamente essere temporanea ma che speravo di non dover affrontare così presto.
Non c'è mai una fine cazzo.
La direzione l'ho capita; che non mi posso - e non devo - oppormici anche. Che alla fine - o prima chi lo sa- capirò il significato ANCHE di questo cambiamento.
E' che inizio ad essere veramente stanca. Proprio sfinita.
Certe volte mi chiedo se l'essere andata avanti in maniera così ostinata a riprendermi dignità ed amore per me stessa, a non aver ceduto nel restare nella ipocrita comodità della vita di prima, sia stata davvero la cosa migliore per me.
Direzione ostinata e contraria, diceva De Andrè.
Quella che si realizzerà tra poco è - in teoria - l'ultimo ma veramente l'ultimo tassello che cancella e cambia completamente ciò che è stato.
Che roba.
Quello che mi stupisce più di tutto è la mia capacità di mantenere la via nonostante i continui scossoni.
Mi vengono dubbi, in continuazione. Paure molte. Ma non ho ripensamenti.
Piccoli, piccolissimi, a volte impercettibili passi ma sono riuscita a non fermarmi mai. A tenere la barra dritta. A credere in me e nelle mie forze con coraggio.
Mi aspetta un futuro vicinissimo da riorganizzare, da rivivere, da accogliere e metabolizzare.
Stavolta è finito tutto davvero. E' proprio finito tutto.
Via le persone, le abitudini, le voci, le luci, il vivere condiviso.
Una nuova partenza.
Un nuovo capitolo della mia vita.
Una nuova fine ed un nuovo inizio.
Come una malattia
Come una sfortuna
Come un'anestesia
Come un'abitudine
Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
Col suo marchio speciale, di speciale disperazione
E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
Per consegnare alla morte una goccia di splendore
Di umanità, di verità
Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti
Alle leggi del branco
Non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare
È appena giusto che la fortuna li aiuti
Come una svista
Come un'anomalia
Come una distrazione
Come un dovere
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