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Visualizzazione dei post con l'etichetta Sportsssss

Cazzimma

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6 Febbraio 2011 Andavamo in trasferta in casa della prima in classifica che le asfaltava tutte senza appello, costruita per vincere il campionato in scioltezza. Noi eravamo la squadra dell'oratorio: ragazzine pure e meravigliose, il mio ex allenatore storico, un dirigente matto come un cavallo e io che arrivavo direttamente dalla serie B dopo essere stata eletta nel quintetto ideale della stagione dagli allenatori a fine campionato. Ricordo una fatica micidiale ad adeguarmi ad un gioco, quello della promozione femminile, che non è esattamente pallacanestro; diciamo una variante simile. Tutti si aspettavano che facessi mille punti a partita e che le vincessi da sola ma non riuscivo a capire come fare: tutto esageratamente diverso, poca tecnica, molte botte, quasi zero tattica. Mia mamma e mio fratello erano mancati da poco, mangiavo poco e dormivo ancora meno; per non farmi mancare niente avevo iniziato dopo fatiche inenarrabili  i lavori di ristrutturazione di casa mia. Tutte cose ...

Mondiale

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[on the air: panico - neffa feat. fabri fibra ] … Eccomi a casa, quel posto dal quale fatico sempre a staccarmi ed in cui non vedo l’ora di tornare. Sempre, ma questa volta un po’ meno. La vera essenza di quello che hai vissuto viene fuori quando tutto torna silenzio, quotidianità: è il senso di vuoto e di mancanza che l’esperienza vissuta ti lascia a farti comprendere fino in fondo quanto di grandioso tu abbia avuto la fortuna di vivere. Per me, che sono partita col cuore ovunque incerottato, era una grande scommessa: vivere dieci giorni con persone che non conoscevo, abitudini, modi di pensare, di mangiare, di affrontare problemi e discussioni che non avevo la più pallida idea di cosa sarebbero potute essere. Per quasi un anno ho aspettato la mano che mi sollevasse da terra e che mi aiutasse a rialzarmi, a tornare a sperare ma sopratutto a credere in me stessa ed a ciò che so fare e che sono. La mia conquista più grande, al di là di aver giocato un mondiale di pallacanestro a cinquan...

Dreams come true

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[on the air: ... eh già - vasco ] “A volte la vita non ti premia. Anche se ce la metti tutta. Anche se fai del tuo meglio. Anche se investi di tasca tua in sogni a cui credi solo tu. Anche se prendi dei rischi e lotti con onore. Anche se sei coerente ed entusiasta. Anche se hai mandato giù migliaia di bocconi amari e sai che ti dovrebbe aspettare un bel bicchiere di acqua fresca. A volte è una merda. MA… Tutto torna. Il Bene, l’Amore, la Passione, le Buone Intenzioni, l’Impegno, la Competenza, la Determinazione, la Fiducia, la Resilienza. Forse non nella forma che ti aspettavi, ma torna. Torna se affronti le avversità con Coraggio. Perchè ogni più piccolo ostacolo che ti sei impegnato a Superare senza cedere e rinunciare, determina la persona che sei. E che sarai. Ricorda: – Hai imparato qualcosa – Hai trovato nuovi modi – Tutte le qualità che ti servono, sono già in te. Ci vuole coraggio ad assumersi la responsabilità. Ci vuole allenamento ad avere coraggio”. A chi ha commesso il trag...

Ragazza fortunata

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Intervista a Chiara Catella, il Sindaco che va a canestro Chiara Catella era una delle mie “bambine” quando a inizio anni ’90 ero dirigente accompagnatore della formazione Juniores della Pallacanestro Gavirate . Un po’ più che bambina a dire il vero, era una diciassettenne piena di voglia di vivere e di far casino, ma con occhi profondi che rivelavano una gran voglia di cambiare il mondo almeno un po’. La incontrai l’ultima volta ventenne nel 1994, sempre giocatrice di basket, ma tornata nel suo Cantellodurante una partita con il Valcuvia Basket, l’ultima squadra che seguii io prima di lasciare per sempre il mondo del basket. La ritrovo ora, 25 anni dopo, eletta da poco Sindaco della sua comunità, con alle spalle un’esperienza decennale da assessore. Nella sua storia ci sono molti aspetti: lo sport, l’impegno civile, il dolore di una perdita difficile da superare, l’amore per la sua terra, l’essere donna in due mondi, quello del basket e quello della politica, che sono ancor ...

Storia di un abbraccio e di una fine

E' da diverso tempo in cui ho drasticamente ridotto le mie apparizioni sui social; un pò perchè ne sono annoiata, un pò perchè il popolo che li nutre e soprattutto le dinamiche che vi si sono create mi spaventano e preoccupano, un pò perchè per il ruolo istituzionale che ricopro preferisco il low profile fuggendo come un male brutto qualsiasi polemica o rottura di scatole ulteriore a quelle che già popolano quotidianamente le mie giornate. Alcuni profili, alcuni personaggi, alcuni link sono obiettivamente carini ma c'è un generale appiattimento che mi mette un pò tristezza. Ci cazzeggio però spesso dato che, non so per quale diavoleria psicologica inventata dal dott. ing. lup mannar gran fara but Zuckerberg smane ttarvi mi rilassa la mente, mi distrae, alcune volte addirittura esagerando mi diverte. Così capita di inciampare in un link che riguardi una delle mie ex compagne di squadra cui tengo più in assoluto - una persona Bella con la B cubitale  - che inizio a...

Storia di un grande amore

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Le partite di calcio viste allo stadio, erano sempre state solo a San Siro. Con il rigoroso rituale Lampugnano-a piedi per i prati-sosta pipì-panino con la salamella dal merda-birretta-partita-ritorno a piedi nel prato-sosta pipì-casa. L'unica eccezione era quando ci andavo con mio fratello C. il quale, essendo uno cui piacciono le cose fatte con calma, era solito partire da Cantello un'ora prima dell'inizio della partita per avere la scusa di battere il record dell'ora in autostrada e fare il curvone di Gallarate su due ruote a 180 km/h numero più, numero meno. Martedì scorso, occasione della vita, Juventus Valencia di Champions a Torino. Allo Stadium sono tutti educati, poco rumorosi, puliti, ordinati con la loro sciarpina bianconera. Anche dai merda la fila è precisa, senza ammassamenti degni di nota. San Siro, da quel punto di vista offre uno spaccato sociale ed umano più variegato, diciamo così. Ciò che accomuna entrambi gli stadi è la quantità di be...

Cat e Pippo

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Capito perchè uno dei miei sportivi preferiti è Pippo Inzaghi? Che si tratti della finale di coppa, dello spareggio alla sagra della mano sudata o la prima partita del torneo dei rioni contro Gaggiolo vinta facile di 1 (il tabellone qui mente... la bomba era da tre e sono stati assegnati tre tiri liberi per loro a tempo scaduto. Risultato finale 55 a 56) tra due stoicissime squadre che si sono affrontate cinque contro sei, poco importa. L'adrenalina è quella, la scimmia da spirito competitivo incontrollato pure. Anche se (per fortuna di tutti quanti) tocco palla una volta all'anno e solo per i ragazzi del mio rione. Quaranta minuti come ai vecchi tempi in cui, con stupore, non mi sono sentita fuori posto ma anzi... stavo proprio bene! Stavo così bene, che ho fracassato le balle a tutto il mondo, pur di non perdere quella cacchio di partita. Non ce la faccio. E' veramente troppo più forte di me. Il sacro fuoco della (ex) giocatrice inizia ad arde...

Il Vale lo capisco

[on the air: 46 - cesarello ] Lo capisco tantissimo. Quando vivi una passione - che per me non era un lavoro ma coinvolgeva  e travolgeva praticamente tutta gli aspetti della mia vita - in maniera totale, profonda, vera non esiste frattura, non esistono vertebre schiacciate, non esiste lombosciatalgia, non esiste nulla che ti possa tenere lontano da essa. Nulla. Ed anzi, il tuo unico scopo diventa quello di trovare il sistema di stare bene il più presto possibile. Incoscienza? Magari. Magari si. Ma non resisti, non ci puoi fare nulla. Nessuno mi crede - nemmeno io... - quando racconto di essere scesa in campo nonostante una lombosciatalgia folle, la febbre a 39, la caviglia gonfia che quasi non ci stava nella scarpa, con km di tensoplast addosso pur di tirarmi assieme ed esserci. Eppure era così'. Ma non per fare il fenomeno o l'eroe a tutti i costi. Ma perchè io stavo bene solo quando sentivo l'odore del pallone tra le mani, il rumore del parquet scricchiolare sot...

Considerazioni post-carriera

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[on the air: l'estate addosso - lorenfo ] Se faccio bene i conti, questa è la terza stagione in cui non tocco palla. Faccio altro, che sinceramente in questo momento mi piace molto e mi fa stare meglio, in attesa di coronare il sogno di andare a fare canottaggio assieme alla mia Sister Pasqui non appena concluderò tutti i miei impegni istituzionali. I dolori post partita no, quelli sono sempre uguali. Mal di schiena lombare, dolori alle anche, insomma, un rottame. Ma fino a tre anni fa stavo così 200 giorni all'anno... Mica posso lamentarmi per qualche momento. Comunque. Quando il tuo corpo compie gli stessi movimenti, le stesse azioni, quando il tuo cervello (sempre ammesso di averne uno e comunque quella piccola parte funzionante...) ragiona, "vede", programma per tutto quel tempo, alla fine tutto diventa ovvio, scontato, un'abitudine. Fino quando smetti. Appendi le scarpe al fatidico chiodo. Ed improvvisamente ti rendi conto che movim...

La disfatta della Juventus (Fanculo)

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Mah. Non è che mi voglia soffermare su disquisizioni tecniche e filosofie deliranti tipo gli ospiti di Telelombardia e il chiattone urlante con i capelli bianconeri... però... dando per scontato il giramento di palle per aver perso non perchè inferiori, ma perchè improvvisamente abbiamo smesso di giocare, a me che ha fatto " stare male " nel senso più leggero del termine, sono state le reazioni dei giocatori al fischio finale.  I più allibiti per aver perso in quel modo, i più sconvolti per quanto accaduto erano assolutamente loro. Ci sta lo sconforto della sconfitta, ci mancherebbe. Ma quel trofeo rappresentava per parecchi atleti l'ultima occasione europea da leader assoluti a coronamento di una stagione trionfale come quella che si stavano lasciando alle spalle. Ci sono stati in particolare due momenti che hanno evidenziato perfettamente il dramma sportivo che li stava devastando: ad un certo punto, Buffon guarda verso il pubblico e saluta, con un'e...

La disfatta di Milano

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No scusate... Ma dove pensavate di arrivare? Con quelle facce li? Senza nessun giocatore che, dinnanzi ad un atteggiamento generale della squadra fastidioso per chiunque pratichi sport a livello agonistico, abbia scelrato in mezzo al campo almeno per dare una scossa a 8 professionisti (e appunto perchè questo siete e non gente che gioca a pallacanestro la sera dalle 21 alle 23 dopo 8/9 ore di ufficio) che in tutte e cinque le partite avevano la stessa carica agonistica di mia nipote quando le chiedo di accompagnarmi nel bosco a correre con i cani? Proprio, dal cuore: ANDATE A CAGARE. Gente così, non merita sicuramente di arrivare a giocarsi la finale scudetto. Lo meritano invece giocatori che, nella stessa azione in gara 4, si sono lanciati in tre sul parquet a recuperare palla come se quella fosse l'ultima azione della loro vita. Io comunque un colpevole grosso (e soprattutto grasso... ma come si fa ad avere i rotoli di adipe sul coppino?? CHE SCHIVI) ce l...

Sempre in ritardo

... Credo sia uno dei miei difetti peggiori. Soprattutto perchè pur con tutto l'impegno che cerchi di metterci, non c'è verso di migliorare e di diventare puntuale. Un pochino, forse, ultimamente. Ma proprio poco poco. E' più forte di me. In realtà, io in ritardo lo sono da sempre e non solo orologio alla mano. Sono in ritardo cronico. Lo sono nella vita delle persone, per esempio. "Ah, se ti avessi incontrata prima". (...) "Ah, se fossi arrivata prima nella mia vita, mi sarei risparmiato/a un sacco di casini" (...) "Ah, se ti avessi conosciuta prima, sposavo te e non lei"(cos'è una minaccia?) "Sei innamorata di me? Ma dai? Anche io lo ero di te! Però poi mi sono fidanzato e ci sposiamo dopodomani" (...) E via discorrendo con tutte frasi simili, che in alcuni casi mi hanno fatto tirare un enorme sospiro  di sollievo, in altri soffrire come un cane, in altri ancora girare le balle a manetta. Quella di ...

Mano morbida!

IL MIO PALAMADDA 1985 - 2014 Non esisteva mettere piede in palestra, nel mitico impianto di Via Libia a Malnate senza: Sentire la sua voce di sottofondo, la maggior parte delle volte impegnata a sacramentare (rigorosamente in dialetto); All'ingresso dello spogliatoio essere accolti da "te set ammò chi?" o, come nel mio caso, "ma te giugàt ammò?"; Vederla sparire tra le 20.30 e le 21.00 durante la puntata di un posto al sole (che poi mi raccontava, a fine allenamento); L'aglio, il sale e l'acqua benedetta in panchina durante le partite decisive; Sentirla tirare le peggio bestemmie quando si mangiava in spogliatoio e si lasciavano le briciole per terra; La sua vocina inconfondibile, se spadellavi il tiro libero, che ti raccomandava: "mano morbidaaaaaa"; "Ciao Madda, cum'a l'è?" "Vadaviaulcù" "Occhei, stai bene." Io ho anche avuto l'onore di riceverla all'Ufficio Tecnico di ...

Ma cos'è sta roba?

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Ma brutto antipatico, ma si va via in questa maniera?  Ma son cose da fare? Oddio, Zanfo, non è che io e te ci si sia sempre amati un granchè, ma ti posso assicurare che il culo a strisce che mi hai fatto venire nel mio unico anno in serie A, mi sia servito più di quanto tu possa immaginare. Non ho mai avuto l'occasione di dirtelo, ma alla fine sei stato uno dei tanti contribuenti alla "crescita" delle palle cubitali che mi ritrovo e che hanno fatto si che trovassi la forza di rialzarmi dopo ogni caduta. Non posso credere che un combattente cazzuto e orgoglioso come te si sia arreso. Non riesco nemmeno ad immaginarlo. E sinceramente, mi spiace da morire. Ciao Zanfo, buon viaggio. Salutameli tutti.