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Storia di un abbraccio e di una fine

E' da diverso tempo in cui ho drasticamente ridotto le mie apparizioni sui social; un pò perchè ne sono annoiata, un pò perchè il popolo che li nutre e soprattutto le dinamiche che vi si sono create mi spaventano e preoccupano, un pò perchè per il ruolo istituzionale che ricopro preferisco il low profile fuggendo come un male brutto qualsiasi polemica o rottura di scatole ulteriore a quelle che già popolano quotidianamente le mie giornate.
Alcuni profili, alcuni personaggi, alcuni link sono obiettivamente carini ma c'è un generale appiattimento che mi mette un pò tristezza.
Ci cazzeggio però spesso dato che, non so per quale diavoleria psicologica inventata dal dott. ing. lup mannar gran farabut Zuckerberg smanettarvi mi rilassa la mente, mi distrae, alcune volte addirittura esagerando mi diverte.
Così capita di inciampare in un link che riguardi una delle mie ex compagne di squadra cui tengo più in assoluto - una persona Bella con la B cubitale  - che inizio a leggiucchiare poic…

Storia di un grande amore

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Le partite di calcio viste allo stadio, erano sempre state solo a San Siro. Con il rigoroso rituale Lampugnano-a piedi per i prati-sosta pipì-panino con la salamella dal merda-birretta-partita-ritorno a piedi nel prato-sosta pipì-casa. L'unica eccezione era quando ci andavo con mio fratello C. il quale, essendo uno cui piacciono le cose fatte con calma, era solito partire da Cantello un'ora prima dell'inizio della partita per avere la scusa di battere il record dell'ora in autostrada e fare il curvone di Gallarate su due ruote a 180 km/h numero più, numero meno.
Martedì scorso, occasione della vita, Juventus Valencia di Champions a Torino.
Allo Stadium sono tutti educati, poco rumorosi, puliti, ordinati con la loro sciarpina bianconera. Anche dai merda la fila è precisa, senza ammassamenti degni di nota. San Siro, da quel punto di vista offre uno spaccato sociale ed umano più variegato, diciamo così. Ciò che accomuna entrambi gli stadi è la quantità di bestemmie/secondo …

C'è post@ per te

Il primo sabato pomeriggio di quasi simil pesudo inverno, dopo un autunno tropicale (che personalmente ho adorato).
Stanchissima dopo una settimana abbastanza delirante, mi arrotolo sul divano stile salamella: copertina, stufa accesa, mandarini, film.
Non un film qualunque, ma uno dei miei preferiti in assoluto, quello romanticissimo, che avrò già visto almeno - almeno - venti volte, che mai mi stanca e del quale conosco a memoria  tutti i dialoghi e le espressioni dei due protagonisti.
Riesco a non lacrimare per quasi tutto il tempo sino al momento in cui Joe saluta Kathleen sul marciapiede, prima dell'incontro al parco. Ecco lì perdo i freni inibitori del caso e inizio ad inondare di lacrime tutto ciò che mi capita a tiro: coperta, manica del maglione, cuscino, solo nei casi migliori il fazzoletto.
Nel tentativo di allargare un pò la cultura cinematografica di A. cerco di guardarlo assieme a lui.
C'è post@ per te - Female version
Lacrime, come se non ci fosse un domani; Batticuore; …

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Abbiamo fame di tenerezza, in un mondo dove tutto abbonda siamo poveri di questo sentimento che è come una carezza per il nostro cuore, abbiamo bisogno di questi piccoli gesti che ci fanno stare bene. La tenerezza è un amore disinteressato e generoso, che non chiede nient’altro che essere compreso e apprezzato”.  Alda Merini
Mi sembra impossibile che siano passati tutti questi giorni. Che tutta la vita che c'è stata in mezzo l'abbia vissuta senza di te. O con te. Magari più e meglio di prima. Non lo so. Mi spiace così tanto che tu non abbia potuto conoscere le persone che ho avuto accanto in questi ultimi anni. Alcune ti sarebbero piaciute da matti. O forse le conosci benissimo, perchè sono un regalo tuo. Non so mai cosa pensare, se alla fine mi sono solo autoconvinta di questo per sentire meno la tua mancanza o se invece è tutto vero, sei sempre rimasta con me, solo in modo diverso. Poi però accadono cose inspiegabili, un pò folli, fuori da ogni logica, magari non sempre belle…

Sei

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Così, a occhio, sarebbe una gran cosa se non mi portasse alla neuro. E comunque, alla fine, a tutto c'è una soluzione. Basta saper trovare il posticino giusto per sedersi ed aspettare.
#buonanniversario

Cartoline

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Chi mi conosce bene, sa che uno dei passaggi fondamentali della mia formazione psico-socio-fisico-culturale-umana ha un nome ben preciso: LA COLONIA. Non ho mai chiarito se odiassi di più i miei genitori che mi costringevano ad una simile tortura ogni anno (dai sei ai dodici senza interruzioni) o la colonia essa stessa in sé come istituzione, una specie di caserma per bambini in cui anche il bagno - rigorosamente tra le 11.00 e le 11.30 e le 16.00 e le 16.30 - somigliava più alla mattanza dei tonni piuttosto che ad un momento piacevole e ricreativo.
Ieri sera stavo cercando un segnalibro - e già il fatto che stessi leggendo+un+libro dovrebbe essere di per se preoccupante - e, visto che mi piace usare foto vecchie mie o della family, rovistando nel cassetto di Eta Beta ecco materializzarsi tra le mani le cartoline che avevo inviato alla mia Mamma (solo a lei, il che è tutto dire) durante il secondo anno di galera legalizzata in quella ridente località chiamata Piazzatorre (Bergamo, per i…

Porcospini

"Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. 

Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche;
il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall'altro. 
Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore.

Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione."
Arthur Schopenhauer, Parerga e Paralipomena