sabato 17 giugno 2017

Considerazioni post-carriera

[on the air: l'estate addosso - lorenfo]


Se faccio bene i conti, questa è la terza stagione in cui non tocco palla.

Faccio altro, che sinceramente in questo momento mi piace molto e mi fa stare meglio, in attesa di coronare il sogno di andare a fare canottaggio assieme alla mia Sister Pasqui non appena concluderò tutti i miei impegni istituzionali.

I dolori post partita no, quelli sono sempre uguali. Mal di schiena lombare, dolori alle anche, insomma, un rottame. Ma fino a tre anni fa stavo così 200 giorni all'anno... Mica posso lamentarmi per qualche momento.

Comunque.

Quando il tuo corpo compie gli stessi movimenti, le stesse azioni, quando il tuo cervello (sempre ammesso di averne uno e comunque quella piccola parte funzionante...) ragiona, "vede", programma per tutto quel tempo, alla fine tutto diventa ovvio, scontato, un'abitudine.

Fino quando smetti. Appendi le scarpe al fatidico chiodo.
Ed improvvisamente ti rendi conto che movimenti che fino a poco tempo prima ti sembravano i più naturali del mondo diventano complicati, difficili, addirittura strani.

Ecco, li ti senti solo in un modo: un'incapace TOTALE.

Va bene, si tratta pur sempre del torneo dei rioni e quest'anno non ho avuto nemmeno tempo di allenarmi qualche volta prima di giocarlo... Ma in campo mi sento fuori posto. Smarrita. Tradotto in termine tecnico: un'impedita.

Vero che sono anche io de coccio a pensare di non toccare palla per anni ed aspettarmi di giocare come quando ero la Cuz # 12...
Ma è la sconnessione testa-corpo che mi ha colpita un sacco.

In realtà so cosa e come devo fare per - esempio banale - fare canestro... Ma non spadellavo così da... Mai. Da mai credo! Non sono mica abituata alla virgola, dopo il mio cognome... (Catozza vale come cognome, ad esempio).

E mi spiace un sacco non essere utile ai ragazzini del mio rione... Quello mi spiace più di ogni altra cosa.
Sensazione stranissima... Che non avrei mai pensato di provare!
Però giocare per il mio rione mi diverte sempre un casino.
E comunque una cosa è rimasta assolutamente intatta: l'incazzatura post sconfitta. Ci ho provato a dirmi "Ma si dai, è solo un torneo! Stasera non potevamo fare di più!" Ma niente da fare. Perdere mi fa salire la scimmia oggi, come nel 1986, come per tutte le sconfitte che ci sono state in mezzo.
Compresa la partita a minibasket contro Busto Arsizio, persa 151 a 4 con due tiri liberi e un canestro miei.

Per fortuna poi la mia carriera ha preso una piega diversa :)

In ogni caso, il Torneo dei Rioni di Cantello ha senso solo per una cosa: Birretta post partita con limoncello al sapore del detersivo dei piatti assieme agli amici di una vita, con cui sono cresciuta e con cui è sempre bellissimo condividere qualcosa, anche se solo per poche volte all'anno. 💓



#bravimasoprattuttobelli
#anoilarancionecipiace
#GOsangiuseppeGO
#💓

L'ESTATE E' LA LIBERTA'
NANANANANANAAAAA
UOOOOOOO

martedì 13 giugno 2017

Cuccare come se non ci fosse un domani

[on the air: è l'uomo per me - mina]

Mi raccontano:

Un mio collega Assessore chiama il neo eletto sindaco di un Comune della "Valle di fianco" (che io non conosco assolutamente) per congratularsi della nuova ri-elezione, a 80 anni compiuti.

Il Dialogo si svolge ovviamente in dialetto stretto secondo le seguenti modalità:

S.: Adesso che sei stato eletto vengo su a trovarti!
Sindaco: Si dai ma non venire su da sola!
S.: Si va bene mi faccio accompagnare dalla M.! (Sua figlia ndr)
Sindaco: macché M.! Fatti accompagnare dal quella bella tusa che avete come Assessore!
S.: La Chiara?! Ma se hai ottant'anni?
Sindaco: Si ma cosa credi va che sono ancora in gamba...

#rimorchiocomeuntrattore
#sempregiovani
#ilfascinodellacatellahacolpitoancora
#sonsoddisfazioni
👀

lunedì 5 giugno 2017

La disfatta della Juventus (Fanculo)


Mah.
Non è che mi voglia soffermare su disquisizioni tecniche e filosofie deliranti tipo gli ospiti di Telelombardia e il chiattone urlante con i capelli bianconeri... però... dando per scontato il giramento di palle per aver perso non perchè inferiori, ma perchè improvvisamente abbiamo smesso di giocare, a me che ha fatto "stare male" nel senso più leggero del termine, sono state le reazioni dei giocatori al fischio finale. 

I più allibiti per aver perso in quel modo, i più sconvolti per quanto accaduto erano assolutamente loro. Ci sta lo sconforto della sconfitta, ci mancherebbe. Ma quel trofeo rappresentava per parecchi atleti l'ultima occasione europea da leader assoluti a coronamento di una stagione trionfale come quella che si stavano lasciando alle spalle.

Ci sono stati in particolare due momenti che hanno evidenziato perfettamente il dramma sportivo che li stava devastando: ad un certo punto, Buffon guarda verso il pubblico e saluta, con un'espressione che era un misto tra vienimi ad abbracciare + voglio solo piangere + andiamo a casa + mi sento una merda + aiutami + che cazzo è successo, la sua compagna in tribuna che al momento ricambia il saluto per poi versare lacrime amarissime. Io in quel momento ho visto un uomo di 40 anni disperato. Ma sul serio. Poi lo intervistano e per tutta la durata - a parte la voce strozzata che mal celava un nodo alla gola fortissimo - si accarezza la testa come se si stesse coccolando da solo. Segno di un imbarazzo che nemmeno lui, sempre così gelido e razionale, sapeva gestire.

Ho messo insieme queste due cose, più il sapere quasi di preciso cosa voglia dire perdere una finale in quel modo, e mi si è stretto il cuore.

Il giorno dopo, ho cercato di trattenermi e c'ero quasi riuscita, avevo ignorato con classe tutte le provocazioni possibili... Ma al pomeriggio ho ceduto. Ed ho scritto questo post sul mio profilo Facebook, perchè lo sfottò ci sta. Ma il godere che deriva dalla frustrazione credo sia uno dei sentimenti più tristi che esistano. Il godere delle sconfitte altrui in maniera davvero pesante - ad un certo punto i social praticamente parlavano di un unico argomento... - quando le stesse persone sette giorni prima ostentavano una falsissima sportività verso l'ex (grazie  al cielo) capitano della Roma, mi ha fatto troppo incazzare. E che sono stata pure moderata... Si vede che sto invecchiando.

Comunque, per gli atleti, per i giocatori, per i ragazzi che formano la squadra per cui tifo, mi è spiaciuto da morire. O forse mi è spiaciuto di più per quelli che pubblicano frasi di Osho un giorno si e l'altro pure e poi non sanno nemmeno vivere un evento con sportività.

Comunque, #forzajuventussempreepersempre

Chiara Catella
4 giugno alle ore 15:34 · Cantello, Lombardy · 

... ci ho pensato tanto... poi ho deciso di scrivere le mie personali riflessioni in merito alla scoppola di ieri sera; leggere robe tipo "godo" "sono felice" "quattro pere e a casa" da tifosi che solo settimana scorsa scorticavano i propri polpastrelli nel dimostrare una falsissima sportività nei confronti di una leggenda (ma leggenda di cosa? Uno che ha vinto ad andar bene uno scudetto? O che sarebbe il capitano di una squadra e si fa fotografare col dito medio assieme al suo erede? O che sputa in faccia agli avversari? Ma per favore...) del calcio che - fortunatamente - smetteva di giocare a 41 anni dopo più panchina che campo, mi mette veramente tristezza. Ma Buffon, ieri sera, lo avete visto? Lo avete guardato? O eravate troppo impegnati a cercare l'immagine più offensiva da pubblicare? Voi che guardate sempre all'uomo... all'atleta... avete fatto lo sforzo di accorgervi che avevate davanti un uomo prima che un atleta, devastato? Lui non è una leggenda vero? Torna buono solo quando compie miracoli in nazionale, giusto? Noi ieri sera ne abbiamo prese quattro e soprattutto, per un motivo inspiegabile, abbiamo improvvisamente smesso di giocare. L'abbiamo persa noi. Io credo che qualsiasi sportivo, qualsiasi tifoso un minimo onesto, riconoscerebbe che forse è più dignitoso farsi infilare dal giocatore più forte del mondo, dal Real Madrid, che fare figure da cioccolatai una stagione intera e perdere più volte contro Sassuolo, Cagliari e Crotone (con tutto il rispetto per queste società.) infine, la vostra scarsissima sportività non fa altro che dimostrare quanto sia frustrante tifare per una squadra che vince qualcosa una volta ogni vent'anni o che ha vinto qualcosa quando io manco avevo la patente. Contenti voi, contenti tutti. Ma alcuni di voi, mi hanno parecchio delusa. Un dignitoso silenzio forse vi faceva più onore. Lo stesso che mi sono imposta da ieri... ma, come dire, il vostro rosicare mi ha leggermente rotto le palle! Andate pure avanti a sfogarvi... spero che vi esauriate in fretta perché siete un filino pesanti. Cordialmente. #juventustuttalavita

sabato 3 giugno 2017

La disfatta di Milano




No scusate... Ma dove pensavate di arrivare?
Con quelle facce li? Senza nessun giocatore che, dinnanzi ad un atteggiamento generale della squadra fastidioso per chiunque pratichi sport a livello agonistico, abbia scelrato in mezzo al campo almeno per dare una scossa a 8 professionisti (e appunto perchè questo siete e non gente che gioca a pallacanestro la sera dalle 21 alle 23 dopo 8/9 ore di ufficio) che in tutte e cinque le partite avevano la stessa carica agonistica di mia nipote quando le chiedo di accompagnarmi nel bosco a correre con i cani?

Proprio, dal cuore: ANDATE A CAGARE.

Gente così, non merita sicuramente di arrivare a giocarsi la finale scudetto.
Lo meritano invece giocatori che, nella stessa azione in gara 4, si sono lanciati in tre sul parquet a recuperare palla come se quella fosse l'ultima azione della loro vita.

Io comunque un colpevole grosso (e soprattutto grasso... ma come si fa ad avere i rotoli di adipe sul coppino?? CHE SCHIVI) ce l'ho: il coach è assolutamente il più colpevole di tutti. (M. lo so che mi odierai, ma sai che ho sempre avuto un rapporto complicato con gli allenatori ehehehe). Perchè non ha creato una squadra, non ha creato un gruppo, ma si è limitato a gestire dei giocatori - singolarmente presi uno più devastante dell'altro ed in ogni caso più forti di quelli di Trento - senza anima, senza cuore, senza fuoco negli occhi.
Senza la bava alla bocca tipica di quelli che pur di andare in finale ci rimetterebbero un braccio.

A me è capitato di giocare con gente fortissima, con cui ho quasi faticato a centrare i play off o ad evitare i play out.
Tutti i campionati vinti - contro ogni pronostico - nel 2006 a Biassono o negli ultimi cinque anni con l'OR.MA. sono stati portati a casa con singole giocatrici magari non talentuose ma sicuramente con un cuore immenso. (Il basket femminile però, proprio perchè coinvolge un sacco di femmine tutte assieme meriterebbe un discorso a parte...).

La disfatta di Milano, mi ha veramente lasciata basita.
Ma non tanto per l'epilogo, che era abbastanza scontato se in Eurolega non vinci una partita nemmeno contro la squadra dei ciechi ungheresi, ma per la scarsa, scarsissima personalità e professionalità che i giocatori hanno messo in campo durante tutta la stagione. E nonostante questo sono rimasti primi in classifica fino alla fine. Terribile!

I playoff poi sono una cosa a sè, un altro campionato.
Se hai le palle, soprattutto se sei una squadra, arrivi fino in fondo.
Se sei un cazzaro strapagato che gioca la partita decisiva dell'intera stagione crollando miseramente nel terzo quarto - di solito il più rognoso e spessissimo quello che spacca la partita - camminando per il campo con la faccia da perdente già dal riscaldamento, fai la fine di Milano. Ma poi... Ma come si fa a lottare per un obiettivo importante come lo scudetto, se non dai mai un cinque a nessuno,  se non incoraggi, abbracci, se un tuo compagno mette la bomba decisiva e non esulta come Tardelli ai mondiali dell'82? Se non guardi negli occhi ma sempre a terra? Io li ho curati sti 10 cazzari. Più quando erano lontani dalla palla che il resto. Mi hanno fatto venire una scimmia... Se fossi stata io il loro capitano, oggi ero in prima pagina sulla gazzetta, rea di averli presi a calci durante la partita.


Per la cronaca... questa sono io, il 29 aprile 2012 spareggio con Legnano (ma dimmi un pò...) per la permanenza in serie C - non per vincere lo scudetto - mi ricordo di essere entrata in campo con questa faccia e di averla tenuta per 40 minuti. Devo averne messi 26 o giù di li... Tipo 6 o 7 di fila nel momento in cui c'era da mettere la freccia ed asfaltarle. Se anche solo un paio dei giocatori di Milano fossero entrati in campo con questa tigna... magari... 

PS è vero che da quando ho smesso di giocare non ho più parlato - e soprattutto praticato - di quello che invece è stata la mia vita per trent'anni... Ma lo seguo sempre, perchè mi emoziona come nessun'altro sport riesce a fare. A parte la Juve che ne da 3 al Real stasera. Ovviamente.


DAJEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE RAGAAAAAAA!
💪💪💪💪💪💪

giovedì 25 maggio 2017

#magic

[on the air: il comico (sai che risate) - cesarello]

L’oroscopo di Rob Brezsny - Cancro
25/31 maggio 2017

Torna indietro con la fantasia a un momento importante del tuo passato in cui le cose non sono andate come speravi. Ma non soffermarti su quella delusione: modifica il ricordo. Immagina di essere lì in quel momento e di poter contare sulla saggezza che hai accumulato da allora. Pensa a un finale alternativo in cui riesci a ottenere un risultato migliore. Crogiolati per cinque minuti nella piacevole sensazione che ti provoca, e ripeti questo esercizio almeno una volta al giorno per le prossime due settimane. Ti farà bene come una medicina e porterà a una svolta creativa entro la metà di giugno.

Momento importante del mio recente passato in cui speravo che le cose andassero diversamente... Celo.

Per crogiolarmi meglio nella piacevole sensazione del lieto fine in cui speravo, ma che non c'è stato, userò un pò di quel profumo che mi inebriava allora come oggi e che mi fa stare bene, sempre.

venerdì 12 maggio 2017

#truestory

[on the air: One - U2 feat. Mary J. Blige]

"Litigavano, litigavano tanto, per qualsiasi cosa. Era un continuo susseguirsi di “ti amo”, seguiti da “vaffanculo” e “basta”. Era un’alta marea continua, alta marea per finire con la calma piatta, e poi di nuovo la tempesta. Erano così, sono così. La paura di perdersi, la paura che quel filo sottile che li unisce, si spezzi. E quindi si scannavano, si scannano, se ne dicono di tutti i colori, fin quando uno dei due si piega e torna tutto normale. Due kamikaze, quei due. Due bombe con la miccia corta che si accende con niente. Però quei due secondo me, sono destinati. Cioè, due che si odiano così, che si amano così, non possono non stare insieme. Cioè, guardali. Guarda quanto amore ci mettono in ogni singolo “vattene, basta davvero”. Lo dicono, ma alla fine non sanno stare lontani. Due poli opposti, che si attraggono l’uno con l’altro. Uno se ne va, l’altro lo segue, come un'ombra. Sono l’ombra l’uno dell’altro. Certi legami, contro ogni logica, sono quelli più indissolubili, quelli più difficili da spezzare. Loro, loro ne sono la prova vivente."

giovedì 11 maggio 2017

Fedele


Ieri ero stata molto tentata di scriverti su Facebook. Era il tuo compleanno e, anche se sapevo benissimo che non lo avresti mai letto, volevo lasciarti un pensiero. Volevo ringraziarti con tutto il cuore per quello che hai fatto per il nostro amatissimo paese. Per esserci sempre stato, per aver fatto il famoso "lavoro sporco" che pochi hanno voglia di fare perchè non ti fa stare sotto i riflettori, non ti porta alla ribalta. Ma senza quello, nulla può riuscire nel migliore dei modi; Per tutte le risate che ci siamo fatti, per le prese in giro, per tutti i "Fedele sei proprio pirla!", per le cose che abbiamo seguito ed organizzato, per i tuoi mille Si e nessun No.

Ogni volta che una persona come te ci lascia, il nostro paese, noi, restiamo più poveri di esempi come il tuo. Non conosco nessuno che si sia speso con questa gratuità per Cantello. Infaticabile, davvero, anche quando la malattia iniziava a toglierti le energie. Domenica, una frase detta su di te "... stanno aspettando che muoia..." mi è arrivata addosso come una frustata. Mi ha fatto un male che non immagini. Un brivido gelido. Una fitta al cuore. Per quello volevo scriverti. Poi come sempre non l'ho fatto, temevo che il mio gesto venisse frainteso, mal capito... Ma volevo che sapessi che la tua passione, il tuo fortissimo senso civico, è uno dei ricordi più cari che porterò nel cuore quando penserò a te. E non sarà per niente facile, partecipare a tutte le feste che ci aspettano, orfani della tua presenza (e delle tue minchiate). 

Volevo dirti anche che mi mancherai. Mi mancherai davvero. E che in questo ultimo periodo, da quando ci siamo visti l'ultima volta, ["Dai Fede non fare lo stronzo! Vedi di guarire, sennò chi continua a darmi fastidio?!" ti dicevo con i lacrimoni trattenuti a stento] ti ho pensato spesso.

Ecco, questo volevo dirti.
Spero davvero che in qualche modo tu legga lo stesso, da qualsiasi posto tu sia ora, i miei pensieri.
Ne sarei davvero felice!

Ciao bestiaccia, riposa in pace e ti prego, ovunque tu sia, torna a stare bene! Promettimelo!
Un bacino.

Grazie di tutto.

martedì 9 maggio 2017

Orologi

[on the air: segnali di vita - francuzzo]


Gli orologi mi sono sempre piaciuti.
Però non sono una fan degli orologioni da migliaia di euro. Cioè mi piacciono, ma non divento matta. Mi deve piacere, si tratti anche del plasticone da 20 euro.
Ne ho parecchi, (cioè parecchi, almeno per la mia personale unità di misura), tipo una decina, più una quantità non precisata di swatch anni 90 disseminati un pò in giro.
Li ho indossati e comprati regolarmente fino al 25 aprile del 2009.
Poi mi sono rifiutata di metterli. Un vero e proprio rifiuto, si.
Non sono mai riuscita a dare nome e cognome a questa reazione psicologica. Ho pensato ad una cosa tipo: non voler indossare un oggetto che misurasse il trascorrere inesorabile del tempo era un chiaro segnale che non volessi che la mia vita andasse avanti senza mio fratello. Il non volere che il tempo, la vita, proseguissero ugualmente senza di lui. Che da quel momento in poi avrei solo misurato la quantità di tempo senza e non con. Che la mia vita - nonostante tutto - andava avanti lo stesso. Tutto scorre. Panta rei, come il tipo della scimmia.
Mi sono data queste spiegazioni. Giuste o sbagliate, ma tra le primissime sensazioni che ricordo dopo la morte di Cicciuzzo era proprio un fastidio profondissimo riguardo al fatto che tutto procedeva lo stesso. La mia vita compresa.
Poi, l'altro giorno, quindi solo (...) otto anni dopo, mi cade uno dei pochissimi orologi che ho salvato dall'abbandono - ma che a dire il vero portavo molto raramente - rompendosi miseramente.

Il famoso "segno".

Vado a recuperare il sacchetto tutto impolverato in cui li avevo nascosti con cura e li smonto, uno per uno, perchè ovviamente erano tutti fermi con la batteria morta. Compro le pile su Amazon e ieri, finalmente, sono riuscita a farli ripartire quasi tutti.
Me ne mancano tre o quattro ma, visto e considerato che io con un cacciavite in mano sono più pericolosa di mio fratello con la motosega, ho rimandato i vari tentativi di apertura della loro cassa a data da destinarsi.

Però ci sono.  Ci siamo.
Sono ripartiti.
Sono ripartita.

Ed è un passo importante, un'accettazione, un'elaborazione che sono riuscita a fare da sola, con le mie forze e di cui tutto sommato vado proprio fiera.

Sono le piccole conquiste, i piccoli passi, che ti portano poco per volta a grandi traguardi no?
Ecco.

Oggi ho iniziato con questo, un regalo di M. non mi ricordo in occasione di cosa, ma di sicuro uno di quelli cui sono più affezionata.


Il tempo cambia molte cose nella vita
il senso le amicizie le opinioni
che voglia di cambiare che c'è in me
si sente il bisogno di una propria evoluzione
sganciata dalle regole comuni
da questa falsa personalità

domenica 7 maggio 2017

Famiglia all'improvviso (istruzioni non incluse)


Adoro il cinema francese e adoro Omar Sy (non ho una grande propensione verso l'uomo di colore ma per un sorriso così potrei fare un'eccezione).

Appena uscito non gli ho dato molta retta perchè mi dava l'idea del filmetto commerciale da fine stagione. Poi il passaparola ha iniziato a girare, ho leggiucchiato qua e la un pò di recensioni e ieri, a Milano in una giornata fredda e umida conclusasi con un sole meraviglioso, me lo sono andata a vedere.

Si, direi che merita. Oddio, il primo quarto d'ora di film incarnava perfettamente l'idea di partenza che mi fossi fatta... invece è una trama bella, ben fatta, in cui si ride e ci si commuove più volte. 

Lui divertente e intenso come sempre, la bimba un gioiellino quasi come Jack di Room. Avrei magari scelto una madre un pochino più espressiva e meno slavata... ma è un'opinione personale. Voto 10 a Berni, l'amico-procuratore che salva Samuel e bimba da degenero certo.

Si dai. Merita, senza stracciarsi le vesti.

Ho pianto, ma proprio poco poco, solo alla fine.

Carino.

Immancabile la 58647679686746546476 foto da sottona scattata al duomo di Milano da quando ci siamo conosciuti... Ma il contrasto (senza filtri) tra la facciata e il cielo blu intenso di ieri meritava


sabato 6 maggio 2017

E la fai facile te...

Fonte: [https://lamenteemeravigliosa.it/non-cercate-lasciate-che-vi-trovino/]

La vita è troppo breve per rincorrere qualcuno che nemmeno cammina per noi. Non è necessario inseguire qualcuno, quando sa già dove siete, dove vivete e conosce i vostri segreti.

Quel che è certo è che ci sono persone a cui non importa; tuttavia, a noi importa eccome. In questi casi, può risultare difficile comprendere la situazione, l’interesse per gli altri non parla il linguaggio dell’egoismo.

L’affetto non si elemosina.

Trascinarci e supplicare briciole di un affetto che non vogliono darci non è sano né a breve, né a lungo termine. Tuttavia, forse certe dimostrazioni riescono ad intenerirci e ci servono motivi per continuare ad essere inchiodati al desiderio che questa persona rimanga nella nostra vita.

Se ci fermiamo a pensare, l’unica cosa che si ottiene con questo atteggiamento è prolungare in modo innecessario la sofferenza. Sottometterci alla volontà degli altri ci trasforma in marionette delle loro necessità e delle loro voglie.

In questo senso, come è ovvio, ci sono cose che succedono perché devono succedere, ma ce ne sono altre che succedono perché agiamo affinché succedano. Non possiamo sentirci liberi, né essere felici, se viviamo aggrappati e legati a speranze maneggiate da altri.

Lasciate che il vento porti via quello che non è necessario.

Risulta complicato lasciar andare quello che consideriamo davvero nostro, siano sentimenti o persone. Siamo uniti a certe pietre che carichiamo sulla schiena da un sentimento di identità e appartenenza che si fonde con la nostra paura di perdere qualcosa che crediamo intenso ed importante.

Tuttavia, anche se questo caos emotivo ci lega ad alcune persone, finiamo esausti per non essere valorizzati. È probabile sentirsi egoisti quando ci rendiamo conto di questo, condizione terribile per la nostra salute emotiva.

Sentire che, se non sopportiamo un po’ di più una situazione o certe persone, avremo fallito, è una sensazione sorprendentemente comune. Il fondamento di questo sentimento è la paura che suscita affrontare il vuoto generato dalla perdita.

Detto in altro modo, sentiamo che se smettiamo di sacrificarci, perdiamo l’opportunità di costruire parte della storia emotiva della nostra vita. Tuttavia, quello che facciamo davvero è comportarci nel modo più crudele possibile con noi stessi, con le nostre aspettative e con i nostri desideri.

È l’unico modo di lasciare spazio alle nostre forze, di assumere i nostri errori e di riuscire a manifestare le nostre intenzioni e il nostro impegno. In questo modo, si evita che il pessimismo invada lo spazio dell’ottimismo, aumentando il nostro entusiasmo per la vita ed il nostro benessere.

Non è più forte chi sopporta di più, ma chi riesce a “lasciare andare”



Se non porta allegria alla tua vita… LASCIALO ANDARE
Se non ti illumina e non ti fa crescere… LASCIALO ANDARE
Se resta, ma non serve… LASCIALO ANDARE
Se dà sicurezza evitando di sforzarsi di migliorarsi… LASCIALO ANDARE
Se non riconosce i tuoi talenti… LASCIALO ANDARE
Se non accarezza il tuo essere… LASCIALO ANDARE
Se non ti spinge al decollo… LASCIALO ANDARE
Se dice, ma non agisce… LASCIALO ANDARE
Se non c’è posto nella tua vita per esso… LASCIALO ANDARE
Se cerca di cambiarti… LASCIALO ANDARE
Se impone l’Io… LASCIALO ANDARE
Se sono più gli scontri che gli incontri… LASCIALO ANDARE
Se non dà qualcosa in più alla tua vita… LASCIALO ANDARE

LASCIATEVI ANDARE…
La caduta sarà molto meno dolorosa del dolore di rimanere aggrappato a quello che sarebbe potuto essere, ma non è.


E ma che casino, ufffffffffffffff. :(

martedì 25 aprile 2017

VIII


... sono duemilanovecentoventi giorni che ogni mattina, quando apro gli occhi, penso sempre che sia uno dei tuoi soliti scherzi idioti. Forse perché così facendo posso tenere viva la speranza che prima o poi potrò rivederti (e darti tutte le scarpate che ti meriti per avermi lasciata qui, senza di te). 

Mi manchi. Mi manchi da morire. Mi hai lasciata in balia di una vita noiosissima. E' come se da otto anni mancasse un pezzo di me, il più forte, il più cazzuto. Sono diventata una cagasotto, che ha paura di qualsiasi cosa. Se ti avessi avuto vicino, mi avresti sicuramente salvata dallo schifo di gente che mi fa soffrire e mi tratta come una merda. Sei sempre il solito pirla. Fai sempre casino. Dimmi te se dovevi andartene così. Non so se finirò mai di essere incazzata con te per avermi lasciata sola in questo schifo di posto. 

Un bacino Fra, ovunque tu sia.

sabato 22 aprile 2017

Riassunto delle puntate precedenti


... Si ma che fatica diventare grandi Mammamia...
Era tutto molto più divertente quando potevi sfanculare qualsiasi cosa e chiunque con leggerezza, senza che una parola sbagliata ti facesse crollare addosso una montagna intera...
Mi sembra di giocare un'immensa ed infinita partita a Risiko.
Strategie, sempre ed in ogni dove. 
Cheppalle!
Però il Jackson ha terribilmente ragione, purtroppo per me.

😣

lunedì 17 aprile 2017

Easter 2k17

[on the air: come cambiano le cose - maxi b feat. giorgia pino]


Ecco. Questa foto riassume perfettamente come mi sono sentita durante questi giorni di festa. [Sorvolando sul fatto che mi sia stata scattata dopo la grigliata familiare, che come si sa è sempre un filino impegnativa... ndr] Sono state giornate molto sentite, emotivamente coinvolgenti e partecipate, ma straordinariamente serene e piene, piene, piene, piene di affetto. Ad un certo punto di domenica mi sono fermata un attimo... e mi son detta: "Ma! Questo stato di grazia lo riconosco! Lo avevo vissuto parecchio tempo fa... Ma lo ricordo perfettamente! IO SONO FELICE!".

E' come quando senti un profumo che ti ricorda qualcosa di bello, come quando mangi il tuo piatto preferito, quando raggiungi da solo la meta e provi quella sensazione li... esattamente quella.

La Felicità. 

Che meraviglia. Si beh, se uno legge il post sotto e poi questo, penserà che il prossimo giro sarà sull'ambulanza con la camicia coi lacci dietro... Eh effettivamente in quel momento preciso ero veramente sconfortata. Lo sconforto che ti fa scendere i lacrimoni grossi come piscine. Esattamente quello. Ma poi il sole è tornato a splendere caldo, avvolgente, come una carezza. E così ho potuto vivere una delle Pasque più belle della mia vita. Con gli occhi a forma di cuore (che a dire il vero non sono ancora spariti).

OLE'

Dici…
Chi ama torna, no, chi si è pentito torna
Chi ama resta, chi ama lotta

mercoledì 12 aprile 2017

Letdown

Uno degli aspetti del mio carattere che sino a quando ero poco più che adolescente ritenevo fosse un grande pregio – ovvero l’essere sincera e trasparente, sempre, anche a costo di dire cose scomode o sgradevoli – alla fine si è rivelato uno dei difetti peggiori. Se non propriamente “difetto” direi che mi ha incasinato la vita in maniera talvolta imbarazzante. Ma cosa vale di più? Restare fedele ai propri ideali ed al proprio “essere” a tutti i costi oppure scendere a compromessi, abbassarsi alla mediocrità imperante, ai giochetti ed alle falsità orchestrate ad arte per cercare di farti passare per la persona che non sei? Cosa vale di più? Avere la coscienza pulita o cercare di apparire camaleonticamente diversa, a seconda della situazione e della persona che hai davanti, solo per salvare le apparenze e passare per la persona che non sei, magari con una bella pacca sulle spalle di incoraggiamento? Questa è stata una delle scoperte più amare e per certi versi deludenti del mio personale “diventare grande”. 

Delusione, il termine più adatto.

Peccato. 💔

venerdì 31 marzo 2017

Pupo


Sei e rimarrai uno dei Bisuschiesi che ho avuto e porterò nel cuore da sempre e per sempre con la delicatezza e la semplicità tipiche del tuo sorriso e della tua faccia inconfondibile da Pupo.

Uno dei ricordi più belli legato a te è di questa estate quando, già minato nel corpo - ma certamente non nello spirito - dalla malattia che stamattina ti ha strappato ai nostri occhi, sei apparso al campo feste di Bisuschio durante la festa Alpina per regalarci uno dei tuoi spettacolari servizi fotografici.

Grazie per la tua sensibilità, la bontà di cuore, gli abbracci, le scemenze, per tutte le prese in giro e le risate.
Grazie per la tua testimonianza di Alpino con la A cubitale.

Quando una persona pura e buona come te se ne va, il mondo e la vita di chi ha avuto la fortuna di conoscerti diventano sempre un pò più tristi e grigi.

Buon viaggio Pupo, per sempre nel mio

sabato 25 marzo 2017

Papa Francesco


... oggi il mio cuore è particolarmente affollato: Dalle persone che amo, che per vari motivi porto nel cuore, che ho accanto ogni giorno o che non ci sono più, ma anche e soprattutto dai miei concittadini che qui, davanti al Papa, oggi rappresento.




Qual è il sentimento personale che ti accompagna?

Emozionata ed orgogliosa. Emozionata perché sono consapevole di partecipare ad un momento per certi versi storico, che accomuna nello stesso giorno il percorso umano e di fede di moltissime persone. Vivere momenti come questo ti regala un senso di appartenenza, di calore umano molto forte. Orgogliosa perché qui oggi non porto solo la mia storia, i miei affetti ed i miei pensieri, ma rappresento un paese intero - Cantello- cui sono molto affezionata, al di là dell'incarico politico che ricopro. Ed essere presente con la fascia tricolore, che per me ha un forte significato, mi rende immensamente felice di aver avuto l'opportunità di esserci. 
Come è stato? Pensavo mi scoppiasse il cuore dall'emozione.
Ma non così per dire. Sul serio.
Lacrimoni che mi solcavano il viso grossi come piscine.

Una delle emozioni più forti della mia vita.

Risate, amici, la mia inseparabile nipote Elle che mi accompagna sempre con infinita pazienza, sole, caldo, mio fratello Lorenzo, un incredibile clima di comunità e condivisione, l'orgoglio smisurato di essere li con la fascia tricolore a rappresentare il paese che adoro, il MIO paese, la mia gente, la bimba sulle spalle, la foto ricordo che il Papà ha voluto farci a tutti i costi, la Papamobile che poteva fare un altro giro, passare da un'altra parte e che invece incredibilmente mi passa davanti, a poco più di un paio di metri dai miei occhi... e pace. Tanta pace.

La pace.

Una pace che non si può capire se non la si è vissuta, nonostante fossimo un milione di persone. Un milione. Mai viste così tante persone nemmeno alla festa degli asparagi! Non so da quanto tempo non provassi una sensazione di tranquillità di cuore così grande. Nessuna ansia, nessuna preoccupazione, nessun messaggio litigioso da scrivere o da ricevere. "Quando starai male o sarai triste, ripensa alla serenità che hai provato oggi" mi ripetevo.

E così farò.

Grazie Papa Francesco, tu non lo sai, ma regali ai cuori delle persone che hanno la fortuna di incontrarti - anche se per pochi istanti - una pace ed una serenità profonde. 

Grazie, perchè dopo mesi come quelli appena passati, non potevo sperare di ricevere un dono più bello.


Grazie, infinitamente GRAZIE.

venerdì 24 marzo 2017

Vedrai

[on the air: vedrai - samuel]

Se siamo ancora qui
Vuol dire che un motivo c’è
Lascia qualcosa tra le braccia
E non questa distanza che mi sputi in faccia

Se siamo ancora qui
Ad imparare come illuderci
A preoccuparci della verità

Vedrai che poi il tempo non ci tradirà
Sotto un vento di libeccio che dall’Africa
Soffia lieve su di noi la sua sabbia

Vedrai che riusciremo a dare ancora un nome
A tutte le paure che ci fan tremare
E troveremo il modo per dimenticare
La noia, l’abitudine, la delusione
Vedrai che i desideri si riaccenderanno
Ricostruiremo il luogo in cui poi vivranno
Perché noi siamo l’unica benedizione
L’unica tragedia, l’unica ambizione

Se siamo ancora qui
Ad ignorare le difficoltà
Impareremo anche a comprendere
Che esiste un buon motivo per insistere
Sotto un vento di libeccio che dall’Africa
Soffia lieve su di noi la sua sabbia

Dovremo solo ricominciare
a respirare, a navigare
Dovrai soltanto dimenticare
la noia, il vuoto, la perfezione

Vedrai che riusciremo a dare ancora un nome
A tutte le paure che ci fan tremare
E troveremo il modo per dimenticare
La noia, l’abitudine, la delusione
Vedrai che i desideri si riaccenderanno
Ricostruiremo il luogo in cui poi vivranno
Perché noi siamo l’unica benedizione
L’unica tragedia, l’unica ambizione

lunedì 13 marzo 2017

85

... Sarà che è stato il suo ultimo compleanno con noi e c'era pure Cicciuzzo... sarà che in questa occasione era felice come poche altre volte l'avessi vista... sarà che questa foto riposa con lei... sarà che ogni volta in cui ci inciampo me la ricordo benissimo la tonnellata di affetto di quel giorno... se dovessi scegliere un'immagine per festeggiare i suoi primi 85 anni, questa è l'unica che mi viene in mente. Il sorriso della mia Mamma è la dimostrazione di come tutto improvvisamente possa diventare triste, grigio, meno luminoso dal momento in cui si è spento con lei. Per quanto io mi sforzi di assomigliarle e di sorridere il più possibile anche in sua assenza, non potrò mai competere. Perché aveva un segreto: il suo sorriso partiva da un cuore meraviglioso, immenso, per tutti, di una purezza che non ho mai più conosciuto. Ecco perché la Rosi con un sorriso ti rimetteva al mondo. Sistemava tutto. Ed era più o meno una cosa tipo quello in foto, circondata dai suoi gioielli, come ci chiamava. Ma di certo il più prezioso era quello al centro, col pile blu. Auguri Mamma! Buon compleanno! Ovunque tu sia! Un bacio grande come il bene che ti voglio.

sabato 11 marzo 2017

Interpretazione perfetta, come sempre

Se sogni un incendio, ciò può indicare che in te divampano grandi passioni (rabbia, amore, entusiasmo politico o religioso), forse pericolose perché rischi di non riuscire a controllarle. Sognare un incendio di solito capita più spesso alle persone che appaiono fredde e controllate, che non esprimono molto le proprie emozioni: l’incendio che divampa rappresenta la loro rabbia repressa.


Oppure ciò può voler dire che senti il bisogno di purificarti, di trasformarti, di rigenerarti; forse devi purificarti da idee sbagliate o ormai superate. Il fuoco farà terra bruciata di tutto quanto vi è di negativo, e sarai pronto per un nuovo inizio.
La casa è il ‘protagonista’ più presente nei sogni d’incendio. Poiché la casa rappresenta te stesso, sognare che la casa brucia e va a fuoco può significare che hai bisogno di dare una svolta definitiva alla tua vita, uno stacco netto con il passato; può anche indicare che passioni distruttive ti stanno consumando. Il sogno può anche avere origine da un disturbo fisico connesso all’idea di calore (febbre, infiammazione, caldo, ecc). Infine, può rappresentare purificazione e guarigione, per via delle virtù purificatrici del fuoco.


Se sogni di domare un incendio, può significare che stai tentando di tenere le tue emozioni sotto controllo e di dominare la tua aggressività. O anche che tenti di tenerti freddo e lucido, evitando che le passioni abbiano il sopravvento sulla razionalità. (esatto, perchè non ho nessuna intenzione di perderci una lacrima o un minuto della mia vita di più n.d.r.).


Sognare di spegnere un incendio, generalmente, porta molto bene. Comunemente, l’interpretazione che viene più attribuita a questo genere di sogno è l’entrata di soldi. Può anche indicare l’aver preso il controllo di qualcosa di importante che prima ci spaventava. Allo stesso modo Sognare un incendio spento può essere segno di molta fortuna anche perché vuol dire che il peggio è finito, quindi la fine di un brutto periodo nella nostra vita.

💪