Cazzimma
6 Febbraio 2011 Andavamo in trasferta in casa della prima in classifica che le asfaltava tutte senza appello, costruita per vincere il campionato in scioltezza. Noi eravamo la squadra dell'oratorio: ragazzine pure e meravigliose, il mio ex allenatore storico, un dirigente matto come un cavallo e io che arrivavo direttamente dalla serie B dopo essere stata eletta nel quintetto ideale della stagione dagli allenatori a fine campionato. Ricordo una fatica micidiale ad adeguarmi ad un gioco, quello della promozione femminile, che non è esattamente pallacanestro; diciamo una variante simile. Tutti si aspettavano che facessi mille punti a partita e che le vincessi da sola ma non riuscivo a capire come fare: tutto esageratamente diverso, poca tecnica, molte botte, quasi zero tattica. Mia mamma e mio fratello erano mancati da poco, mangiavo poco e dormivo ancora meno; per non farmi mancare niente avevo iniziato dopo fatiche inenarrabili i lavori di ristrutturazione di casa mia. Tutte cose ...