Fortuna
Io sono stata semplicemente fortunata
Avrei potuto serenamente fare questa fine o quella di molte altre donne più sfortunate di me.
Io però ho cercato aiuto.
Ci ho provato perchè mi rendevo conto di vivere qualcosa di estremamente tossico.
Mi sono confidata. Tante volte. Magari non con le parole giuste.
Ho scritto un messaggio a due persone, di cui una mia sorella, con queste parole:
"se mi succede qualcosa sappiate che è stato lui".
La Simo lo sapeva che ero terrorizzata.
L'altra persona anche.
Che avevo paura.
Che non ce la facevo più.
Ma sono stata ignorata, sminuita, minimizzata, guardata sempre un pò come se fossi l'esagerata di turno. Anzi alla fine è stata mia la colpa. La grande chiaracatella, quella forte, quella cretina che sorride sempre, quella col caratteraccio, quella che alla fine supera sempre tutto, quella da buttar fuori dalle proprie vite come fosse un'appestata.
Non ho denunciato per vergogna, perchè non volevo creare scandali, perchè non volevo che un mio errore compromettesse situazioni delicate, perchè nessuno avrebbe creduto che una come me stesse vivendo quell'inferno; e alla fine ho pagato un prezzo altissimo. Nessuno ha cercato di capire.
Nessuno mi ha ascoltata.
Nessuno.
Anzi, più volte sono stata pesantemente giudicata e offesa per non aver avuto le palle per denunciare.
Come se fosse facile.
Le sofferenze di quegli anni usate per ferirmi, per mortificarmi, per umiliarmi.
Ogni giorno sento storie di donne ammazzate e che non hanno detto niente.
Quasi tutte vivono nel silenzio perchè si teme di non venire credute, perchè come è successo a me veniva tutto sminuito. Perchè non hai voglia di sentirti anche quella colpa addosso. Perchè credi di poter gestire tutto come hai sempre fatto, perchè la prima che non ci può credere che sia arrivi a tanto sei proprio tu.
Ad un certo punto ho iniziato ad avere comportamenti mai avuti prima, di grande sconvolgimento della mia personalità ma nessuno si è chiesto cosa stava succedendo.
Meglio vomitare cattiverie sul mio carattere.
Molto meglio trattarmi come quella che se l'è cercata.
Un pomeriggio, mentre guardavo una puntata di amore criminale in streaming, ascolto con attenzione la storia della malcapitata e nei comportamenti dell'uomo propedeutici alla fine rivivo esattamente quello che era stato fatto a me: in quel preciso momento, quell'ultimo pezzettino di mondo rimasto ancora appeso dopo tutto quello che avevo dovuto affrontare è venuto giù di botto.
Sono fortunata anche perchè ho gli strumenti emotivi per focalizzare, capire, accogliere, superare, metabolizzare, avere compassione per me stessa, avere il coraggio di riconoscere debolezze e fragilità altrimenti non so che fine avrei fatto.
La vicenda di Lorena mia ha dilaniato il cuore
Perchè somiglia molto a ciò che ho vissuto ma soprattutto perchè me lo immagino il terrore vissuto nel baule mentre sai già che il tuo destino è segnato.
Perchè cercare aiuto disperatamente e sentire la linea che cade è una sensazione che conosco.
Una preghiera per te e per i tuoi genitori
Che sono morti con te giù dal cavalcavia.
Io sono solo stata fortunata.
Bussate a tutte le porte possibili, ma vi prego non fate la cazzata di ignorare, nascondere o minimizzare: le parole della Bruzzone che ha scritto su facebook e che riporto qua sono estremamente vere.
"LORENA AVEVA PAURA. E AVEVA RAGIONE AD AVERNE.
Lorena Isceri aveva 45 anni. Aveva paura del suo ex compagno.
Eppure non lo aveva denunciato.
Probabilmente, come accade troppo spesso, aveva pensato di poter gestire la situazione. Che bastasse prendere le distanze. Che quella paura potesse essere contenuta, razionalizzata, superata.
Non è andata così.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’ex l’avrebbe sorpresa nel garage di casa, immobilizzata e chiusa nel bagagliaio dell’auto. Lorena è riuscita persino a chiamare il 112 durante il tragitto.
Ha provato a salvarsi fino all’ultimo.
Questa storia deve insegnarci ancora una volta una cosa che continuo a ripetere da anni: quando una donna dice di avere paura di un uomo, quella paura va presa terribilmente sul serio.
Ma c’è un altro passaggio fondamentale.
È fondamentale che chi quella paura la riceve come racconto non la sottovaluti.
Un’amica, un familiare, un collega, un professionista, chiunque si trovi davanti a una donna che dice: “Ho paura di lui” non può liquidare quelle parole come ansia, esagerazione, emotività o semplice conflitto di coppia.
La paura della vittima è già di per sé un parametro di rischio potentissimo.
Perché quella donna conosce quell’uomo.
Conosce i suoi cambiamenti.
Conosce i suoi silenzi.
Conosce il tono delle minacce, gli sguardi, gli appostamenti, le pressioni, i comportamenti che magari dall’esterno sembrano insignificanti e che invece per lei hanno un significato precisissimo.
Quando una donna arriva a dire “ho paura”, qualcosa è già cambiato.
E molto spesso sta andando nella direzione peggiore possibile.
Per questo chi ascolta ha una responsabilità enorme.
Chi minimizza quella paura, chi la ridicolizza, chi invita ad aspettare, chi dice “vedrai che si calma”, “non farà nulla”, “lo conosci, è solo arrabbiato”, sta contribuendo ad abbassare proprio quelle difese che potrebbero salvarle la vita.
Non bisogna aspettare il pugno.
Non bisogna aspettare la minaccia esplicita di morte.
Non bisogna aspettare che “succeda qualcosa di veramente grave”.
Perché spesso il rischio più alto arriva proprio quando una relazione finisce e l’altro non accetta di perdere il controllo.
È lì che possono intensificarsi pedinamenti, appostamenti, pressioni, minacce, intrusioni e tentativi di riavvicinamento.
E c’è un errore che può diventare letale ossia pensare di conoscere abbastanza bene quella persona da poter prevedere fin dove sarà capace di arrivare.
No.
Se qualcuno considera la vostra libertà una provocazione, la vostra separazione un affronto e il vostro rifiuto qualcosa da punire, non state affrontando un problema sentimentale.
State affrontando un problema di sicurezza.
La paura non è debolezza.
La paura è un dato.
E quel dato va ascoltato.
Chi non ascolta le donne quando hanno paura rischia di diventare parte integrante di quel meccanismo di sottovalutazione che, passo dopo passo, può lasciarle sole proprio quando avrebbero bisogno della massima protezione.
Chi vi terrorizza non vi ama.
Chi vi perseguita non vi ama.
Chi pretende di decidere se siete libere di andarvene non vi ama.
E soprattutto, non affrontate da sole chi vi fa paura.
Lorena ha tentato di salvarsi fino all’ultimo.
Ora abbiamo il dovere di evitare che il suo nome diventi soltanto l’ennesimo nome aggiunto a una lista che continua ad allungarsi.
Se una donna ti dice che ha paura, credile.
Non minimizzare.
Non rassicurarla a vuoto.
Non aspettare.
Perché quella paura potrebbe essere il primo, e talvolta l’ultimo, avvertimento."
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