Ciao Mo
Ciao Mo
Non abbiamo mai avuto un gran rapporto: ho sempre fatto una fatica mostruosa a trovare la chiave per entrare in connessione con te senza mai riuscirci. Ma posso immaginare che per il ruolo, per la mia personalità difficile da gestire, giustamente un problema in più nella tua vita era meglio non averlo.
Da quel giorno di ottobre mi sei entrata nel cuore, ma non penso di avertelo mai detto. Non ho mai avuto la presunzione di sapere, di capire, di essere invadente: ma mi sono bastati sei mesi accanto a mia mamma dopo che ha perso un figlio in una maniera drammatica simile a ciò che hai vissuto tu per avere visto con i miei occhi cosa significhi sopravvivere alla tua carne.
Capitava di incrociare tue foto sui social e lo vedevo quel sorriso che non è più tale, che diventa una specie di smorfia giusto per compiacere, per non far preoccupare, per non avere addosso sguardi di pietà e commiserazione. Quel tentativo di andare avanti nonostante tutto. Di provare a fare qualcosa giusto per capire se esista un pertugio dal quale for tornare la luce. Non lo so e non lo posso lontanamente immaginare cosa si rompa dentro. Mia mamma donna forte, fiera, indistruttibile che ha portato per tutta la vita il peso di una famiglia "importante" come la nostra e che ha superato la tossicodipendenza di un figlio, il tradimento di suo marito, le nostre malattie e le nostre vite quasi sempre incasinate si è piegata solo davanti alla morte di suo figlio.
Sei stata coraggiosa Mo. E sei stata forte a resistere ad una tragedia come quella che hai dovuta affrontare per tutto questo tempo. Adesso sei in pace: non so se di nuovo con l'Ema ma sicuramente in pace.
Non la conoscevo la storia di un figlio così problematico e da li, ho iniziato anche a guardare con occhi diversi modi di fare ed atteggiamenti che non capivo. E' sempre incredibile come cambiare prospettiva, ti insegni ad essere comprensivo e meno giudicante.
Lo conosco bene quel dolore che non ti da tregua, quel pensiero fisso che ti stringe il cuore fino a stritolartelo, quelle lacrime maledette che scendono sempre e l'unico desiderio che accompagna ogni minuto: smettere di stare male. Smettere di fare fatica anche a respirare. Quel senso di solitudine devastante che ti fa vedere il buio anche nelle giornate di sole, che ti stende un velo sugli occhi per farti vedere una vita che non ti appartiene più. Quelle domande che iniziano a trapanarti il cervello, perchè crolla tutto e ad un certo punto davvero ti chiedi che senso abbia ricominciare se quello che ti manca è ciò che ha sempre dato un senso ad ogni cellula di vita.
Queste cose le conosco perchè le ho provate, le ho vissute in questi due anni e mezzo. Nei momenti lunghissimi passati su un ponte con sotto il vuoto non ci sarebbe davvero voluto niente per fare un passo e lasciarsi cadere; anzi, per tonare a volare senza più tormenti e pesi sul cuore. Ma il pensiero della mia famiglia e del nuovo dolore che gli avrei provocato mi ha sempre fatto fare un passo indietro e tornare a casa. Sconfitta ed ancora più frustrata per non avere nemmeno il il coraggio di far finire tutto quel dolore che mi ha annientata. Non l'ho avuto il tuo coraggio Mo.
Io non ho perso un figlio ma ho perso tutto ciò che avevo.
E per questo cara Mo l'unica cosa che spero è che tu adesso sia in pace. Lo spero, me lo auguro, te lo auguro.
Fai buon viaggio, ovunque tu sia, qualunque cosa tu veda e senta: riposa e finalmente in pace. Con tutto il cuore.
Chiara
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