22 Maggio
Io di base sono ignorante, perché sono pigra. So quello che mi serve ma non è che sono una che si interessa di tutto per il gusto di farlo. Mi salva essere curiosa, altrimenti sarei una di quelle che scrive che la juve ha perso hai rigori, per dire.
Quindi mi lascio di solito colpire dalle cose e se questo mi affascina in qualche modo, mi interesso. Ma deve essere davvero qualcosa che mi prende e solitamente il cuore.
Doverosa premessa per spiegare la genesi di tutto quello che è successo il 22 maggio e ciò che ne è seguito.
È maggio del 2022 mio fratello Robi viene ricoverato all’istituto tumori per tentare una cura innovativa, il trapianto delle sue cellule invertite che avrebbero dovuto salvarlo dal linfoma. Sta male soprattutto perchè il suo è un tumore chemiorefrattario e nonostante lo tempestino di cicli non migliora. Ma i medici sono positivi, ci e gli danno una speranza che a noi sembrava forte: lui entra con una dignità che mi ha sempre commossa profondamente. Per dire quanto fosse convinto di tornare a casa e guarire, prima di entrare in ospedale fece la spesa. Questo particolare lo scoprimmo qualche settimana dopo, quando trovammo il coraggio di entrare nella sua casina in miniatura, e mi provocò una tristezza dilaniante.
È il 22 maggio un sabato a mezzogiorno. Io sono a fare aperitivo dopo esser stata in comune e mia sorella mi chiama: dobbiamo correre in ospedale il Robi sta morendo. Ma come cazzo. Chiamo mio fratello maggiore, io mia sorella e il Marco partiamo. Piango tutto il viaggio. Ci convocano nella saletta del reparto, lo danno già per spacciato, senza possibilità di ripresa, peggiora di ora in ora ci dicono; Sono sulle scale del reparto ad aspettare che ci chiamino e prendo il telefono scrollando in maniera isterica senza nemmeno guardare quello che mi passi sotto le dita; vedo ad un certo punto per caso che il 22 maggio è santa Rita, la santa dei casi impossibili. E trovo sotto la preghiera. Disperata la recito. In lacrime disperata, impaurita. Non sono pronta a ricominciare tutto da capo un'altra volta. L'Istituto tumori di Milano ha un sapore di morte e sofferenza che mi stritola il cuore. Ci dicono di tornare a casa e che ci avrebbero chiamati se fosse peggiorato.
Notte ovviamente insonne, ogni rumore mi fa sobbalzare. La mattina scendo dalla Simo perchè la storia del Robi ci aveva unite tantissimo e ad un certo punto sento il suono dei messaggi WhatsApp che avevo dato al nostro gruppo di casa. Guardo. Robi ci ha mandato un selfie con CPAP il casco per l’ossigeno. Basita. Poi purtroppo la fine non è stata quella che avevamo tutti sperato, soprattutto lui, però Santa Rita mi aveva ascoltata.
Estate 2025, vacanze sugli Appennini (una delle più belle della mia vita) passo per Rocca Porena, il suo paesino Natale. Pensa te, mi dico. Ci rincontriamo. Salgo fino alla rocca in cui c’è il luogo in cui andava a pregare e scrivo sul registro delle visite: “grazie per quella volta - 22.05.2022”. Vado anche nell’orto dei miracoli in cui c’è una statua che la rappresenta in bronzo: quel giorno faceva un caldo mostruoso ma i piedi della statua erano freddi. Mentre il resto caldo ma non un caldo che dava fastidio. Io inizio a piangere tutte le mie lacrime. E sento che devo fare qualcosa, per me per i miei fratelli, per mia sorella, per la mia vita, per la mia famiglia. Lo sento proprio come qualcosa che non riesco a trattenere. Prendo il braccialetto di pelle che avevo al polso, quello sporco di vernice bianca che era di mia sorella cui tenevo molto e lo metto sulla mano della statua. Ti prego proteggici. Penso. E vado via. Ogni tanto ripenso a quel braccialetto, a quello che ho provato.
Arriva il 16 aprile, udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio. Io sono disperata perché sinceramente non so dove trovare altre forze altre energie altra speranza. La prego. Cerco la preghiera per lei e la recito con il cuore perchè il testo sembra scritto per me: “Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso di essere esaudito. Libera, ti prego, il mio povero cuore dalle angustie che l’opprimono e ridona la calma al mio spirito, ricolmo di affanni. Tu che fosti prescelta da Dio per avvocata dei casi più disperati, impetrami la grazia che ardentemente ti chiedo [chiedere la grazia che si desidera]. Se sono di ostacolo, al compimento dei miei desideri, le mie colpe, ottienimi da Dio la grazia del ravvedimento e del perdono mediante una sincera confessione. Non permettere che più a lungo io sparga lacrime di amarezza. O santa della spina e della rosa, premia la mia grande speranza in te, e dovunque farò conoscere le grandi tue misericordie verso gli animi afflitti. O Sposa di Gesù Crocifisso, aiutami a ben vivere e a ben morire. Amen”
SOTTO IL PESO DEL DOLORE. E sotto quel peso mostruoso ci sono stata, eccome se ci sono stata. La recito e mi ci sento così dentro da piangere, forte, tutta la mia angoscia di questi anni terribili. Inaspettatamente il giudice rimanda tutto di tre settimane. Rinviato al 7 maggio. Proprio il giorno in cui tutto iniziò. Non perdo la fiducia ma la cosa incredibile è che io inizio ad avvertire giorno dopo giorno una pace profonda, che non provavo da secoli. Da mai forse.
Non prego tanto che si risolva tutto ma chiedo soprattutto “che io non abbia più a spargere lacrime di amarezza”. Arrivo la sera del 6 maggio pronta, con un coraggio ed una fiducia nuovi ma assolutamente certa che qualunque cosa fosse successa sarebbe stata la cosa migliore per la mia vita. Salda. Solida. Con fiducia.
Ci rivediamo presto. Promesso.
Aiutami a ben vivere e a ben morire.
| Il braccialetto di pelle che ho lasciato sulla statua |
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| Il selfie del Robi, 22.05.2022 |



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