Sette maggio
È il sette maggio del 2024. Sono le sei del mattino ma io sono sveglia già da un po'. Sento un’auto arrivare al cancello di casa, la Brenda abbaia e il citofono suona in un modo che già sapeva di allarme. Guardo fuori e vedo due tizi con una macchina normale e la pettorina “POLIZIA”. Cazzo ancora un TSO? Apro e in un nano secondo mi trovo questi due uomini alla porta, mi mostrano il distintivo, entrano e si guardano in giro come se cercassero qualcuno. Mi mettono sul tavolo un foglio, qualcosa che non capisco: vedo solo il mio nome, quello del comandante della polizia locale e della ragioniera. Leggo in alto PROCURA DELLA REPUBBLICA e AVVISO DI GARANZIA. Panico. Mi chiedono il cellulare, mi fanno chiamare il mio - amico - avvocato che risponde come uno tirato giù dal letto alle 6 del mattino. Lo spengono e non lo rivedrò più per 60 infiniti giorni. Non posso comunicare con nessuno. Iniziano a perquisire casa e mi chiedono un po di cose, tra cui i dispositivi pc o tablet che avessi con me. Consegno tutto. Mi seguono ovunque vada, mi aspettano che esca dal bagno - dopo averlo ispezionato - e iniziano a cercare nomi, cognomi, dati. Io mi siedo e li guardo muoversi per casa mia come se fosse un sogno, come se non fosse vero. Restano in casa mia quattro ore. Intanto inizia il giorno io non ho idea di cosa stia succedendo fuori e non posso comunicare con nessuno. Usciamo di casa e vengo scortata, con uno di loro in auto con me, prima in comune a Clivio e poi in comune a Brusimpiano: sfilo davanti ai miei colleghi che mi guardano basiti e con cui non posso comunicare. Accendono i pc e stessa storia: cercano nomi e cognomi che ovviamente non trovano. Torniamo in comune a Cantello e li trovo tutto sottosopra: un’aria gelida di terrore e inquisizione che non ho mai provato; nessuno può parlare con me. Vengo chiusa nel mio ufficio da sindaco e presa dal panico inizio a smontare tutto ed a portare via ogni mia cosa. Entra uno di loro che mi dice che dovranno sequestrarmi anche la mail personale. All’inizio non realizzo ma poi collego e penso che su Google foto io abbia milioni di foto ma soprattutto le foto di mia sorella morta quattro mesi prima cui ero legatissima. Lì cedo e scoppio in un pianto dirotto. Mi lasciano andare verso la una ovvero sette ore dopo, la prima cosa che faccio è andare alla iper a comprare un telefono per avvisare almeno la mia famiglia. Ma ovviamente non avendo più telefono e mail non so come pagare essendo in panico e non ricordando più quasi nemmeno la mia data di nascita. Inizio a bruciare di paura, di angoscia, di terrore, di ansia. Ma soprattutto vergogna. Riesco a contattare qualcuno verso le 16 e piango. Piango ininterrottamente. La sera chiamo il mio avvocato, vado da lui a Varese la mattina seguente, dopo una notte completamente insonne. Mi chiedono subito: hai rubato? No. Hai preso soldi? No. Hai violato qualche norma o costretto qualcuno a fare cose? No. Da quel giorno cade un velo, una specie di filtro grigio, che spegne tutto, che toglie colori, che mi getta in uno stato di paura e di frustrazione che non sparisce mai. Soprattutto di notte che inizia a popolarsi di incubi terribili. Si affievolisce o magari ci impari a convivere ma da quel momento, non sei più tu né vivere è quello che sapevi fare prima. Io arrivavo poi da un lutto devastante in cui ero ancora completamente immersa. Volevo solo sparire. Diventare invisibile. C’era la campagna elettorale da portare avanti e tre comizi pubblici da fare: io li ho fatti tutti e tre. Senza nascondermi mai, senza cedere alla paura e alla vergogna. Mettendoci la mia di faccia. Anche se dentro di me morivo di dolore e di vergogna. Chiedo con insistenza di riavere almeno il cellulare, cui avevo tutto collegato - medicina, spid per i portali da sindaco, firma digitale ecc. - e vengo ignorata. Non ho notizie di nessun tipo se non della polizia che continua a fare avanti e indietro dal comune per acquisire documenti. Arriva il 10 giugno e perdo le elezioni con il 40% a fronte del 49% dei votanti. Li, mi crolla tutto addosso: mia sorella, il trauma della digos in casa, le umiliazioni, le cattiverie scaturite da una macchina del fango vergognosa che a Cantello io non ho veramente mai visto contro nessuno. Chiesa, case delle persone, trattorie, bar, negozi, supermercati ovunque viaggiavano porcherie infamanti su me e la mia famiglia pesantissime. Ho visto persone che fino a un mese prima mi leccavano il culo e con cui ho collaborato spesso mettendoci energie che nemmeno avevo, sputare veleno sulla mia persona in una maniera veramente vergognosa. E schifosa. Un giorno di luglio 2024 in banca, la direttrice mi convoca nel suo ufficio e mi allunga sul tavolo fotocopie degli articoli che mi riguardano evidenziati in giallo: vediamo come andrà, - mi dice - in ogni caso lei non è cliente gradita. Davanti a mia nipote cerco di trattenere le lacrime. Una umiliazione allucinante. Sparisco, nel senso che mi chiudo in casa e credo di aver pianto per giorni e notti intere. Inizio a pensare seriamente ed insistentemente al suicidio. Vado più volte al ponte della ferrovia di Arcisate per valutare meglio da dove lanciarmi. Compio 50 anni, che resterà il compleanno più triste e infelice della mia vita. Il 1 luglio quasi dopo 60 giorni mi restituiscono telefono e mail personale. Provo a tornare ad un minimo di normalità. Il 5 settembre, dopo essere stata di nuovo infamata in consiglio comunale e accusata di aver fatto sparire 900.000 euro dal bilancio comunale - con sala consiliare stranamente piena, quella volta - mi dimetto e capisco che non posso fare altro che cercare di ricostruire me stessa e chiudere per sempre un capitolo che dal 1999 era stato la mia vita ogni giorno. Cala un silenzio angosciante e inspiegabile, tutti mi scaricano e mi voltano le spalle: inizio faticosamente a portare avanti una vita non non mia, perché il sottofondo è sempre minato dal pensiero e dalla vergogna per quello che ti è stato fatto e per quello che sarà. Non sono mai felice, mai serena, mai tranquilla, mai rilassata. Solo ossessivamente angosciata e preoccupata. Ossessivamente. Perché niente dipende più da me. Il 18 luglio 2025 quindi un anno e tre mesi dopo, arriva la chiusura delle indagini con la richiesta del PM del giudizio per peculato. Ma come peculato. Ma perché? Ricomincia il pellegrinaggio dagli avvocati che cercano in qualche modo di tranquillizzarmi. Tutto tace di nuovo. Un silenzio che però non è mai tale: è una specie di attesa fatta di angoscia e paura molto simile a quella che provi quando aspetti le chiamate dall’ospedale mentre un tuo caro è sospeso tra la vita e la morte, solo che qua si tratta sempre di mesi. Tanti mesi. Il 12 marzo 2026, otto mesi dopo, arriva la richiesta del PM di rinvio a giudizio per peculato e li mi crolla addosso il mondo. Non me lo aspettavo perché io davvero non ho fatto niente e non so più cosa pensare. Torno dai miei avvocati, votati alla santità per la pazienza avuta nei miei confronti, i quali sembrano crederci più loro di me. Udienza preliminare fissata il 16 aprile 2026: non dormo, mangio poco, ho paura, sono irrequieta. No a dire il vero sono terrorizzata. Il giudice ha rinviato tutto al 7 maggio 2026. Altre tre settimane di angoscia. Che strano: rinviato proprio al giorno in cui tutto è iniziato. Che coincidenza (ma so bene che le coincidenze non esistono).
Esco da questa esperienza completamente diversa da come ci sono entrata. Sono stati due anni di sofferenza indicibile, insopportabile, violenta. Quando i miei colleghi sindaci assolti parlavano di fine di incubo io li capivo perfettamente, perché non esiste nulla che disintegri la tua dignità e metta in discussione i valori che hai e con cui ti hanno cresciuto come questa. E la vergogna. Quella veramente di distrugge e ti logora dentro fino a sfinirti.
Questa è la mia storia.
07 maggio 2024
07 maggio 2026
https://www.rete55.it/notizie/attualita/cantello-anche-chiara-catella-merita-una-simbolica-panchina/
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