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Tragedie famigliari

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Della serie "LA ZIA SI VEDE NEL MOMENTO DEL BISOGNO". 😎  

Ciao Coscrino

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Questa è una delle foto cui sono in assoluto più affezionata. La tengo sul comò, in camera, incorniciata. Mi ha sempre trasmesso una tenerezza infinita con la mia manina agganciata al suo dito - avrò avuto due anni scarsi - sempre alla ricerca di quel contatto fisico che non ho mai perso. Lui è il Franco, detto il Penna, amico fraterno dei miei genitori e mio padrino di battesimo. Di lui ricordo la presenza praticamente fissa a casa nostra, alle assemblee dell'Avis in soggiorno e di lui che ad una certa estraeva la fisarmonica ed iniziava a suonare - a detta dei miei un pò a caso ma vabbè - del suo fare sempre casinaro, sempre allegro, con la sua voce inconfondibile, gli occhi azzurrissimi ed i suoi modi genuini. Quando ci incontravamo per il paese il nostro saluto era " Ciao Cuscrin! " - ciao coscritto - che non saprei dire da dove saltasse fuori ma era unico, era il nostro, era speciale. L'ultima volta che lo vidi a casa mia era il 2009...

Wonder

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Era da un pezzo che non mi capitava di lacrimare più o meno dal primo all'ultimo minuto di un film. Sabato l'ho rivisto, per la seconda volta in pochi giorni, ed ho finito che sembrava mi avessero picchiata con un grosso randello. E che mi sono pure dovuta trattenere, perchè c'era A., altrimenti credo mi avrebbero ritrovata dopo giorni squagliata tra le pieghe del tappeto in soggiorno. E pensare che, proprio perchè lo avevo già visto qualche giorno prima, ero convinta sarebbe stato più easy... ed invece mi sono emozionata ancora di più. Wonder è una bellissima storia. Splendidamente recitata, con un finale abbastanza scontato ma non per questo meno emozionante; una lezione sull'amicizia, sull'accettazione del diverso, sulla pessima abitudine di fermarsi alle apparenze senza andare oltre, sulla bellezza del cuore che vince sulla " bruttezza " esteriore. Non so questo bimbo cosa riesca a smuovermi dentro - è lo stesso che ha recitato in Room...

Bohemian Rhapsody

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Giusto il giorno prima che lo togliessero dalla programmazione, sono riuscita ad andare a vedere il film che racconta il percorso umano ed artistico di Farrokh Bulsara - al secolo Freddy Mercury -  e della sua band, campione di incassi e decantato ovunque come un capolavoro della cinematografia contemporanea. Posso? Ma a me non è sembrato sto filmone imperdibile. Cioè nulla da dire, come ogni artista - considerando che quando ci ha salutati aveva più o meno la mia età - ha avuto una storia incredibile, fatta di sofferenze, ostacoli, dolori, solitudini, contraddizioni e paure che lo hanno poi portato a diventare ciò che è stato. Giusto un paio di  lacrimoni durante il concerto di Wembley e poco prima, nel momento in cui riconcilia se stesso con i propri genitori ma poco altro. Recitato da Dio è nulla da dire; Rami Malek merita tutti i riconoscimenti dell'universo perché si è calato nel personaggio in maniera assolutamente unica, però boh, mi aspettavo un...

2018

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TRE PAROLE CHIAVE: CONSAPEVOLEZZA C'era una volta una Chiara, fino a qualche mese fa, che ne aveva per tutti. Che voleva esserci per tutti. Che non voleva deludere nessuno. Che teneva tanto a dimostrare di avere un pensiero, un gesto, un'attenzione, un sorriso, un qualsiasi cosa per chiunque. Che doveva  dimostrare di meritarsi ciò che poteva e voleva fare, il suo ruolo, che doveva dimostrare di essere all'altezza ovunque, con chiunque, per chiunque. Che teneva moltissimo a dimostrare di meritare la considerazione, l'amore, le attenzioni, eccetera eccetera eccetera. Ecco. Il regalo che mi sono fatta in questo anno è che questa Chiara non esiste più. La banalità per cui se ciò che ti ritorna è alla fine quello che meriti per la persona che sei, è davvero diventata una consapevolezza fortissima ed importante. Non rimpiango ciò che ho fatto, perché il più delle volte è sempre partito dal cuore, però era un attimino ora che da tappetino scendiletto...

Storia di un abbraccio e di una fine

E' da diverso tempo in cui ho drasticamente ridotto le mie apparizioni sui social; un pò perchè ne sono annoiata, un pò perchè il popolo che li nutre e soprattutto le dinamiche che vi si sono create mi spaventano e preoccupano, un pò perchè per il ruolo istituzionale che ricopro preferisco il low profile fuggendo come un male brutto qualsiasi polemica o rottura di scatole ulteriore a quelle che già popolano quotidianamente le mie giornate. Alcuni profili, alcuni personaggi, alcuni link sono obiettivamente carini ma c'è un generale appiattimento che mi mette un pò tristezza. Ci cazzeggio però spesso dato che, non so per quale diavoleria psicologica inventata dal dott. ing. lup mannar gran fara but Zuckerberg smane ttarvi mi rilassa la mente, mi distrae, alcune volte addirittura esagerando mi diverte. Così capita di inciampare in un link che riguardi una delle mie ex compagne di squadra cui tengo più in assoluto - una persona Bella con la B cubitale  - che inizio a...

Storia di un grande amore

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Le partite di calcio viste allo stadio, erano sempre state solo a San Siro. Con il rigoroso rituale Lampugnano-a piedi per i prati-sosta pipì-panino con la salamella dal merda-birretta-partita-ritorno a piedi nel prato-sosta pipì-casa. L'unica eccezione era quando ci andavo con mio fratello C. il quale, essendo uno cui piacciono le cose fatte con calma, era solito partire da Cantello un'ora prima dell'inizio della partita per avere la scusa di battere il record dell'ora in autostrada e fare il curvone di Gallarate su due ruote a 180 km/h numero più, numero meno. Martedì scorso, occasione della vita, Juventus Valencia di Champions a Torino. Allo Stadium sono tutti educati, poco rumorosi, puliti, ordinati con la loro sciarpina bianconera. Anche dai merda la fila è precisa, senza ammassamenti degni di nota. San Siro, da quel punto di vista offre uno spaccato sociale ed umano più variegato, diciamo così. Ciò che accomuna entrambi gli stadi è la quantità di be...